Intervista sul film "L'uomo che sognava con le aquile"
 

Che cosa l'ha affascinata del personaggio di Rocco Ventura?
Per la prima volta ho detto subito di sì a un'idea. Mi sono entusiasmato non appena ho letto la notizia di un pastore del Nord Europa cui fu proibito di produrre il formaggio, che vendette tutto per fare causa e alla fine ottenne il permesso.

"L'uomo che sognava con le aquile" è un ritorno di Terence Hill al western?
No, non volontario almeno. Mi piaceva recitare in una storia contemporanea, il western spero di essermelo lasciato alle spalle. Se poi è venuto fuori un personaggio che ricorda quel genere, va bene così. Le cose migliori sono quelle che vengono senza volerle.

Nel film va molto a cavallo comunque...
Sì, infatti ho chiesto un cavallo andaluso, sono i più belli, si muovono da soli e fanno fare bella figura all'attore...

Nella seconda puntata dà un bacio sulla scena a una donna... è stata la prima volta?
No, mi è capitato di dare baci nei miei film, ad esempio in "Lucky Luke" la mia fidanzata era la proprietaria del saloon... Il problema è che vengo identificato con Don Matteo: per questo si pensa che non abbia mai baciato una donna!

È anche un film sull'amicizia?
Sì. È una favola realistica e, come nei film di Frank Capra, c'è anche l'amicizia. In questo caso è importante il rapporto con il bambino, che, grazie a Rocco, capisce che "anche le persone che sembrano cattive hanno un cuore dolce".

Come si è preparato per questo ruolo?
Tutti abbiamo radici e tradizioni, io ho vissuto in Umbria dopo la guerra, era difficile trovare da mangiare, mio padre dovette vendere un orologio, ricordo quanto valore avessero le cose genuine, ricordo quei profumi... Ho fatto anche un corso a Catanzaro per capire come si produce il formaggio.

 
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